Safari in Tanzania o Kenya: quale scegliere per il primo safari

Post pubblicato: Marzo 14, 2019
Ultimo aggiornamento: Aprile 10, 2026
Scritto da: Giulia Raciti
Serengeti leoni ed auto

Primo safari in Africa. Tanzania o Kenya?

Quando si decide di fare il primo safari in Africa il mio consiglo ricade quasi sempre su due Paesi in particolare: Kenya e Tanzania.

Entrambe le destinazioni offrono alcuni dei safari più spettacolari al mondo, qui si trovano alcuni dei parchi più icononici d’Africa, il Serengeti (in Tanzania) ed il Maasai Mara (in Kenya).

Il motivo per cui li consiglio come primo safari è uno in particolare: l’alto numero di animali, soprattutto se si seguono circuiti che includono Maasai Mara/Nakuru/Amboseli o Tarangire/Ngorongoro/Serengeti, che raramente lascia insoddisfatti o indifferenti.

Potrei menzionare l’attraversamento del fiume Maasai della Grande Migrazione, come altro motivo per scegliere uno dei due Paesi ma, onestamente, secondo me non è la ragione principale di scelta, perchè si possono fare safari in entrambi paesi al di fuori dei periodo clou, e comunque vivere la magia della savana senza sentirne la mancanza.

Tuttavia, sebbene i due Paesi condividano molti ecosistemi e animali, spesso vengono percepiti come destinazioni molto simili.

In realtà l’esperienza di viaggio può essere piuttosto diversa, soprattutto per alcuni fattori importanti: struttura dei circuiti safari, costi di viaggio, logistica degli spostamenti, combinazioni con mare o altre attività.

In questa guida analizzerò le principali differenze tra Kenya e Tanzania per capire quale è più adatto al vostro viaggio — con una premessa onesta: li amo entrambi, e non è mai una scelta facile nemmeno per me.

La Grande Migrazione

La Grande Migrazione coinvolge oltre due milioni di gnu, zebre e gazzelle che si spostano tra Serengeti e Maasai Mara seguendo il ciclo delle piogge. Dal punto di vista geografico il fenomeno riguarda entrambi i Paesi, ma la distribuzione durante l’anno è diversa. Tecnicamente le mandrie della grande migrazione si possono vedere tutto l’anno in Tanzania e solo in mesi precisi in Kenya. Ma c’è una cosa da sapere: non si deve confondere la migrazione con il river crossing (ci arrivamo tra poco).

La grande migrazione in Tanzania

In Tanzania la grande migrazione può essere osservata per gran parte dell’anno, perché la maggior parte del ciclo si svolge nel Serengeti (per approfodire leggi la guida sulla grande migrazione nel Serengeti).

Momenti chiave:

  • Gennaio – Marzo: stagione delle nascite a Ndutu. Consiglio almeno 2 notti a Ndutu — un safari di 7/8 giorni funziona bene.
  • Aprile – Luglio (Luglio variabile a seconda delle piogge dei mesi precedenti): Serengeti centrale e occidentale. Meglio dormire in centrale — 6/7 giorni sono sufficienti.
  • Luglio – Settembre: river crossing nel Serengeti nord. Servono almeno 2 notti al nord, 1-2 in centrale se si viaggia a Luglio. Viste le distanze, preventiva 8/9 giorni di safari.

La grande migrazione in Kenya

In Kenya la migrazione entra nel Maasai Mara tra luglio e ottobre, quando gli animali attraversano il fiume Mara provenendo dal Serengeti.

Questo è il momento più famoso della migrazione e uno dei più spettacolari, ma la finestra temporale è più breve rispetto alla Tanzania. Una cosa importante da tenere a mente è che il Maasai Mara è relativamente più facile da raggiungere da Nairobi (si arriva in 5/6 ore).

Nota importante: migrazione e river crossing non sono la stessa cosa

Quando si parla di Grande Migrazione, molte persone immaginano subito gli spettacolari attraversamenti dei fiumi (river crossing). In realtà il fenomeno è molto più ampio.

La Grande Migrazione è il movimento continuo di oltre due milioni di gnu, zebre e gazzelle che si spostano tra Serengeti e Maasai Mara seguendo il ciclo delle piogge e la crescita dell’erba.

Gli attraversamenti dei fiumi – come il famoso Mara River crossing – rappresentano solo uno dei momenti più spettacolari del ciclo, ma non sono l’unico motivo per vivere questo fenomeno.

Durante il resto dell’anno è comunque possibile osservare enormi mandrie in movimento, migliaia di animali che si spostano insieme nelle pianure del Serengeti, dando vita a scene di natura straordinarie anche senza attraversamenti dei fiumi.

Per questo motivo un safari durante la migrazione non significa necessariamente assistere a un river crossing: spesso l’esperienza più impressionante è proprio vedere le grandi mandrie muoversi nella savana, un evento che può essere osservato in diversi momenti dell’anno.

Ho dedicato un approfondimento completo alla Grande Migrazione nel Serengeti, spiegando come si muovono le mandrie durante l’anno e dove è più probabile osservarle.

Grande Migrazione nord

Costi del safari e budget di viaggio

Kenya e Tanzania offrono entrambi safari straordinari, ma se la scelta è guidata principalmente dal budget, il Kenya tende generalmente a risultare leggermente più economico, se non fosse che i voli solitamente costano meno rispetto quelli su Kilimanjaro.

Questo è particolarmente vero se si decide di concentrarsi sul Maasai Mara, il parco più famoso del Paese.

Tuttavia questa differenza di costi ha cominciato a diventare meno netta dal 2025 quando le tasse di ingresso di tutti i parchi sono aumentate significativamente.

La tassa ingresso nel Maasai Mara è passata da 82 USD al giorno a 200 USD da luglio a dicembre e 100 USD da gennaio a giugno.

Se a livello di tasse il Kenya è ancora più costoso della Tanzania dall’altro lato ci sono 2 fattori che possono renderlo più economico.

  1. Un safari nel Maasai Mara può essere organizzato anche in 3 giorni, partendo da Nairobi e dormendo in lodge o camp situati appena fuori dal parco, dove i costi sono generalmente più contenuti. In Tanzania, invece, la logistica rende spesso il viaggio più costoso. Il Serengeti si trova molto più lontano e per raggiungerlo via terra è necessario attraversare l’Area di Conservazione di Ngorongoro, pagando quindi le relative tasse di ingresso anche solo per il transito. Inoltre nel Serengeti è necessario pernottare all’interno del parco o nelle aree limitrofe, dove lodge e camp hanno costi più elevati.
  2. In Kenya è ancora possibile scegliere tra van 4×4 e Land cruiser 4×4, che hanno costi molto differenti. La scelta del van 4×4 permette di risparmiare un po’ sul costo totale. In Tanzania si viaggia esclusivamente a bordo di Land cruiser 4×4.

In Kenya è relativamente facile costruire un safari più breve, in Tanzania l’esperienza è spesso più articolata e richiede più giorni di viaggio e una logistica più strutturata, fattori che incidono sul budget complessivo.

tarangire game drive
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Big 5 & animali da avvistare durante un safari

Uno dei motivi principali per fare un safari in Kenya o Tanzania è l’eccezionale concentrazione di fauna selvatica. Entrambi i Paesi permettono di avvistare i Big Five – leone, leopardo, elefante, rinoceronte e bufalo – ma con alcune differenze.

IIl Kenya è un Paese più piccolo della Tanzania ma ospita numerosi parchi nazionali e riserve straordinarie e centri di conservazione di importanza fondamentale nel continente.

Nei suoi ecosistemi è relativamente più facile avvistare rinoceronti neri, una specie protetta e oggi rara in molte altre aree dell’Africa. Al Samburu, nel nord del Kenya, vivono inoltre specie che non si trovano in Tanzania — la giraffa reticolata, l’oryx beisa e il gerenuk.

Per chi vuole vedere fauna endemica difficile da trovare altrove, il Kenya ha un vantaggio specifico.

La Tanzania, invece, è un Paese molto più grande e la scala degli ecosistemi si riflette nella quantità di fauna presente. Si stima che nel Paese vivano oltre quattro milioni di animali selvatici, distribuiti tra savane, foreste e aree umide.

Se si guarda alla quantità complessiva di fauna e alla vastità degli ecosistemi, la Tanzania tende ad avere un leggero vantaggio in termini numeroci.

Dall’altro lato, le dimensioni più contenute dei parchi kenyoti aiutano la fauna a concentrarsi in luoghi più ristretti. Basti pensare che lo Tsavo che è il parco più grande del Kenya a molti turisti dà la percezione che ci siano pochi animali, ma la verità è che essendo un parco enorme questi si perdono nelle sue dimensioni.

Fauna e safariKenyaTanzania
Big FiveTutti presenti nei principali parchiTutti presenti nei principali parchi
Facilità di vedere rinocerontiGeneralmente più alta in alcune riserve e parchi come Lago Nakuru e Ol PejetaPiù limitata e concentrata in aree specifiche (Ngorongoro e Mkomazi)
Quantità complessiva di faunaMolto alta nei parchi principali come Maasai MaraMolto elevata grazie alle dimensioni degli ecosistemi
Dimensione dei parchiParchi mediamente più piccoliParchi molto estesi (Serengeti tra i più grandi d’Africa)
Grande MigrazionePresente nel Maasai Mara tra luglio e ottobrePresente nel Serengeti per gran parte dell’anno
BirdwatchingOltre 1.100 specie di uccelliOltre 1.000 specie di uccelli
Tipologia di esperienza safariAvvistamenti spesso più concentratiEcosistemi più estesi e maggiore senso di natura incontaminata
Giraffe Serengeti

Struttura dei safari e tempo su strada

Questo è uno degli aspetti meno considerati quando si sceglie tra Kenya e Tanzania, ma nella pratica influenza molto il ritmo del viaggio ed il motivo per cui, onestamente, da questo punto di vista preferisco la Tanzania al Kenya.

Quando si leggono i tempi di trasferimento nei safari è importante capire una cosa: le ore indicate si riferiscono generalmente alla guida su strada, ma in Tanzania per esempio spesso una parte del percorso avviene già all’interno delle aree naturali, trasformandosi di fatto in un game drive.

Spiegho meglio questo dettaglio non da poco.

Tanzania

Il circuito nord della Tanzania è relativamente fluido e segue una progressione geografica naturale tra i parchi.

Indicativamente:

  • Arusha → Tarangire: circa 2 ore di strada
  • Tarangire → Karatu (alle porte di Ngorongoro): circa 1 ora e 30
  • Karatu → Serengeti: circa 3–4 ore (passando per Ngorongoro quindi guida già tra area di conservazione e parco nazionale.)

Il trasferimento verso il Serengeti non è solo un tragitto su strada. Il percorso attraversa l’Area di Conservazione del Ngorongoro e spesso si trasforma in un vero game drive en route, con possibilità di avvistamenti già durante il viaggio.

Per questo motivo, anche se le distanze sono ampie, il tempo di safari effettivo è distribuito lungo tutto il percorso, e gli spostamenti risultano meno “pesanti” di quanto possano sembrare sulla carta.

Kenya

In Kenya, invece, i parchi sono più distanti tra loro e geograficamente meno collegati.

Le ore di guida sono effettivamente su strada, senza la componente naturalistica del percorso tanzaniano. Alcuni trasferimenti comuni:

  • Nairobi → Maasai Mara (circa 6 ore di auto su strada)
  • Maasai Mara → Lago Nakuru (circa 5/6 ore di auto su strada)
  • Nakuru → Amboseli (circa 6 ore di auto su strada)

Questo non significa che i safari siano meno interessanti, ma semplicemente che la logistica del viaggio è diversa e può comportare più ore di trasferimento tra un parco e l’altro.

Safari e mare: quale combinazione è migliore?

Molti viaggiatori scelgono di concludere il safari con qualche giorno di relax sulla costa dell’Oceano Indiano. Sia Kenya che Tanzania offrono ottime combinazioni safari + mare.

Dove andare al mare dopo un safari nel nord della Tanzania

In Tanzania l’estensione mare più comune è Zanzibar, facilmente raggiungibile con un breve volo interno da Arusha o Kilimanjaro o da alcune airstrip del Serengeti. L’isola offre lunghe spiagge di sabbia bianca, acqua turchese e una forte identità culturale legata alla storia swahili e araba di Stone Town.

Zanzibar è anche l’opzione più accessibile e generalmente più economica, motivo per cui è la destinazione balneare più frequentata dopo un safari. L’isola dispone di un’ampia offerta alberghiera, con strutture per tutte le fasce di budget, dai piccoli boutique hotel ai resort di lusso.

Per chi cerca un’atmosfera più remota esistono alternative meno sviluppate come Pemba, dove il turismo è ancora in una fase embrionale e l’ambiente rimane molto più selvaggio e tranquillo rispetto a Zanzibar.

Un’altra destinazione interessante è Mafia Island, storicamente conosciuta soprattutto tra i sub per i suoi fondali e per la presenza stagionale dello squalo balena. Negli ultimi anni l’isola sta diventando sempre più popolare anche tra i viaggiatori safari che cercano un mare più autentico e poco affollato.

Il principale limite di Mafia è la logistica per raggiungerla: normalmente non esistono voli diretti dal nord della Tanzania e bisogna transitare da Dar es Salaam, con costi dei voli interni generalmente più alti rispetto alla tratta verso Zanzibar.

Per chi desidera un’esperienza ancora più esclusiva, la Tanzania offre anche alcune private islands con pochi lodge di altissimo livello. Luoghi come Mnemba Island (andBeyond), Fanjove Island o Thanda Island permettono di concludere il safari in totale privacy, con poche camere, mare incontaminato e un’atmosfera ideale per chi cerca tranquillità assoluta o un viaggio di nozze.

Mare di zanzibar
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Dove andare al mare dopo un safari in Kenya

Il Kenya vanta una costa lunga e ben sviluppata dal punto di vista turistico, affacciata sull’Oceano Indiano e protetta da una delle barriere coralline più estese dell’Africa orientale. Le località più conosciute includono Diani Beach, Watamu, Malindi e l’isola di Lamu, ognuna con caratteristiche diverse.

  • Watamu è spesso considerata una delle destinazioni più belle della costa kenyota. Le sue spiagge di sabbia bianca, il parco marino protetto e le acque poco profonde la rendono ideale per chi cerca mare tropicale, snorkeling e un’atmosfera rilassata.
  • Malindi, poco distante, ha spiagge meno spettacolari rispetto a Watamu ma offre il vantaggio di essere una cittadina più vivace, con ristoranti, negozi e una vita locale più attiva.
  • Diani Beach, più a sud di Watamu, è una delle località balneari più famose del Kenya, con lunghe spiagge di sabbia chiarissima e resort immersi nella vegetazione tropicale.
  • Lamu, una storica isola swahili patrimonio UNESCO. Qui il mare non è l’attrazione principale quanto l’atmosfera unica dell’isola: vicoli senza auto, antiche case in pietra corallina e una cultura swahili rimasta intatta nel tempo.

Il Kenya ha altri due vantaggi pratici da considerare.

Il primo è la facilità di raggiungere la costa. Oltre ai voli interni, è possibile arrivare a Mombasa in treno o via terra, seguendo un circuito che passa per Amboseli e Tsavo — trasformando il trasferimento in un’estensione del safari.

Il secondo è la vicinanza allo Tsavo dalla costa. Da Watamu e Diani si organizzano facilmente escursioni di 2 giorni nel parco — un vantaggio per chi vuole un assaggio di safari anche dalla spiaggia, senza tornare a Nairobi.

Riguardo l’abbinamento safari e mare in Kenya ho scritto un approfondimento nel post safari e mare in Kenya come combinarli

In generale, il Kenya offre una costa più sviluppata e facilmente accessibile, mentre la Tanzania propone, oltre a Zanzibar, anche destinazioni balneari più remote o esclusive, dalle isole meno turistiche come Mafia e Pemba fino alle isole private.

Zanzibar barca locale
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Kenya o Tanzania: quale offre più attività oltre il safari?

Sia il Kenya che la Tanzania offrono molte esperienze interessanti oltre ai classici game drive, ma con caratteristiche leggermente diverse. Il Kenya combina safari con luoghi iconici legati alla storia del Paese, progetti di conservazione della fauna e città vivaci come Nairobi.

La Tanzania, invece, si distingue per la varietà di attività nella natura e per le esperienze culturali lungo i circuiti safari, come l’incontro con le tribù del Lago Eyasi, i tour nei villaggi locali o le escursioni nelle montagne degli Usambara.

In entrambi i casi è facile integrare queste attività all’interno di un itinerario safari senza grandi deviazioni, arricchendo il viaggio con momenti culturali e paesaggi diversi dalla savana.

Kenya: esperienze iconiche lungo la rotta safari

In Kenya alcune delle attività più interessanti si trovano proprio lungo il percorso dei safari classici.

A Nairobi, spesso punto di arrivo o partenza dei safari verso Masai Mara e i parchi della Rift Valley, è possibile visitare la Karen Blixen House, resa celebre dal libro La mia Africa, oppure il David Sheldrick Elephant Orphanage, uno dei progetti di conservazione più noti del continente.

La capitale stessa merita qualche ora di visita: Nairobi è una città vivace e sorprendente, molto più interessante da esplorare rispetto ad altre città safari della regione come Arusha o Dar es Salaam.

Proseguendo verso nord, nella regione di Samburu, è possibile incontrare realtà culturali particolari come il villaggio di Umoja, fondato e gestito da donne samburu.

Infine, molti viaggi in Kenya terminano sulla costa dell’Oceano Indiano, dove destinazioni come Watamu, Diani Beach o l’isola di Lamu permettono di concludere il safari con qualche giorno di mare immersi nella cultura swahili.

Tanzania: attività ed esperienze lungo il circuito safari

Anche in Tanzania è facile arricchire il classico itinerario safari con esperienze culturali e naturalistiche che si trovano lungo i principali circuiti del nord.

Vicino ad Arusha, ai piedi del Kilimanjaro, è possibile visitare i villaggi Chagga con il Materuni village tour, che include una passeggiata fino alle cascate e la scoperta delle coltivazioni di caffè locali.

Proseguendo verso la Ngorongoro Conservation Area, molti itinerari includono una visita al Lago Eyasi, dove è possibile incontrare alcune delle comunità più antiche dell’Africa orientale, come gli Hadzabe, tradizionali cacciatori-raccoglitori, e i Datoga, abili artigiani e allevatori. È una delle esperienze culturali più autentiche che si possano vivere durante un viaggio in Tanzania.

Sempre lungo il circuito safari, nei pressi del Lago Manyara, si trova il vivace villaggio di Mto wa Mbu, famoso per il suo mosaico di culture e tradizioni. Qui è possibile partecipare a un tour del villaggio tra mercati, campi agricoli e botteghe locali, che spesso termina con un pranzo tradizionale preparato da una famiglia del posto.

Per chi desidera paesaggi più selvaggi, una deviazione verso Lake Natron permette di scoprire uno dei luoghi più spettacolari della Tanzania, tra vulcani attivi, colonie di fenicotteri e trekking alle cascate.

Chi ama camminare può invece dedicare qualche giorno alle montagne di Lushoto, negli Usambara Mountains, ideali per trekking panoramici tra villaggi e foreste.

Molti itinerari includono infine esperienze culturali con i Maasai, come la possibilità di trascorrere una notte in un villaggio tradizionale e conoscere più da vicino la vita quotidiana di una delle comunità più iconiche dell’Africa orientale.

maasai tanzania
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Safari in Tanzania o Kenya – Riepilogo rapido

AspettoKenyaTanzania
Grande migrazione Visibile soprattutto tra luglio e ottobre nel Maasai Mara Presente nel Serengeti per gran parte dell’anno
Costo del safari Generalmente più economico (non tra Luglio e Settembre) In media più costoso
Accessibilità dei parchi Maasai Mara relativamente facile da raggiungere da Nairobi (circa 5–6 ore) Serengeti più remoto e spesso raggiunto dopo più giorni di safari o con volo interno
Logistica del viaggio Trasferimenti tra i parchi su strada più lunghi Circuito nord più lineare
Dimensione degli ecosistemi Parchi più compatti Parchi molto estesi
Giorni minimi consigliati 4 giorni per un buon safari 4–5 giorni per un safari equilibrato
Safari brevi dal mare Possibili da Diani o Watamu verso Tsavo (2–3 giorni) Poco pratici: Serengeti troppo lontano dalla costa
Estensione mare dopo il safari Costa facilmente raggiungibile via terra o treno Zanzibar e isole più remote che richiedono voli interni
Tipo di esperienza Avvistamenti spesso più concentrati Safari più immersivi e paesaggi molto vasti

Kenya o Tanzania: quale scegliere per il primo safari?

Spero non siate arrivati fin qui più confusi per persuasi, ma la verità è che non credo che sia meglio un Paese dell’altro, se non in relazione a quanto scritto su, cosa che generalmente capisco solo confrontandomi con il viaggiatore.

Kenya e Tanzania rappresentano ancora oggi il cuore storico del safari africano. Condividono gli stessi ecosistemi, molti degli stessi animali e uno dei fenomeni naturali più spettacolari del pianeta: la Grande Migrazione.

La differenza tra le due destinazioni non riguarda tanto la qualità del safari – straordinaria in entrambi i casi – quanto lo stile del viaggio e il tipo di esperienza che si desidera vivere.

  • Il Kenya è spesso una scelta ideale per chi ha meno giorni a disposizione, vuole contenere i costi e preferisce un safari più semplice da organizzare, magari combinandolo facilmente con qualche giorno di mare sulla costa.
  • La Tanzania, invece, è particolarmente adatta a chi desidera esplorare ecosistemi più vasti, dedicare più tempo ai game drive e vivere un safari più immersivo tra alcuni dei parchi più iconici dell’Africa, come Serengeti e Ngorongoro.

In entrambi i casi, un safari ben progettato fa la vera differenza: la scelta dei parchi, il tempo trascorso in ciascuna area e la stagione del viaggio influenzano molto l’esperienza finale.

Se vuoi capire quale fa per te, scrivimi — di solito bastano poche domande per trovare la risposta giusta.

Safari in Kenya e Tanzania nello stesso viaggio. Possibile ma meno semplice di quanto si immagini.

Unire Maasai Mara e Serengeti nello stesso safari è possibile, ma bisogna partire da un presupposto chiaro: non sono collegati nel modo in cui sembra guardando la mappa.

Tra i due parchi non esiste un attraversamento diretto. Anche se confinano, il confine non è aperto al turismo, quindi non si può passare da Mara al Serengeti durante il safari, né è possibile fare una “incursione” nel Serengeti o nel Mara per una giornata.

L’unica opzione è uscire dal parco e attraversare una frontiera ufficiale. Quella più vicina è Isebania (lato Tanzania: Sirari), ed è proprio qui che nasce l’equivoco: sulla carta sembra la soluzione più semplice, ma nella pratica non lo è.

Dal Maasai Mara bisogna raggiungere Isebania, attraversare il confine a piedi e poi proseguire verso il Serengeti, entrando spesso da zone periferiche. Anche scegliendo questo passaggio, si tratta di una giornata molto lunga di trasferimento, che facilmente diventa due se si vogliono raggiungere le aree più interessanti del parco.

Per dare un’idea concreta: tra guida e tempi tecnici, il trasferimento può richiedere anche 10–14 ore complessive, motivo per cui nella pratica viene quasi sempre spezzato in due giorni.

C’è però un dettaglio operativo che cambia tutto: non si può attraversare il confine con lo stesso veicolo, quindi il passaggio implica sempre un cambio di driver e di mezzo, con il coinvolgimento di due operatori diversi e costi più alti.

Nella maggior parte dei casi si preferisce costruire l’itinerario in modo diverso, seguendo una linea più fluida. Si segue un circuito classico in Kenya con Maasai Mara, Nakuru ed Amboseli. Da qui si attraversa la frontiera di Namanga e si arriva ad Arusha, da cui parte il classico circuito del nord della Tanzania, con Tarangire, Ngorongoro Crater e infine il Serengeti.

Questo non è solo più semplice dal punto di vista logistico: è anche il modo migliore per costruire il ritmo del viaggio. Il safari, infatti, va in crescendo.

Si parte da Tarangire, più intimo e meno affollato, si passa al Ngorongoro, scenografico e concentrato, e si arriva al Serengeti, che è il parco più ricco di fauna e quello che regala le esperienze più intense.

Giulia Raciti

Sono in viaggio dal 2011, ininterrottamente. Non visito i posti che propongo — ci vivo, per mesi. Tanzania, Namibia, Etiopia, Madagascar, Galapagos e non solo: in alcuni ci ho messo radici per un periodo, in tutti sono tornata più volte per aggiornarmi e verificare sul campo. Conosco personalmente ogni operatore locale con cui collaboriamo. Dal 2012 mi occupo di viaggi su misura per chi vuole viaggiare in modo autentico, prenotando direttamente con chi il territorio lo vive ogni giorno.

2 commenti

  • Avatar di barbara

    Ciao,sarebbe il mio primo viaggio in Africa. Saremo in 3 , io il mio compagno e mio figlio di quasi 18 anni.
    Tutti abituati a viaggiare, a camminare, buone capacità d’adattamento, nn amiamo turosmo di massa e viaggi di gruppo. Vorrei avere dei consigli ed eventualmente proposte. Grazie

    • Avatar di Giulia Raciti — Travel Designer specializzata in safari in Tanzania
      A

      Ciao Barbara,
      l’Africa è un continente enorme e ogni paese è un mondo a sé, quindi per orientarsi bene sarebbe utile capire cosa vi attira di più: safari e wildlife, trekking, cultura? E quanto tempo avete a disposizione e in che periodo pensate di partire?

      Una cosa vale la pena sapere fin da subito: nei safari si è prevalentemente in jeep, non è un’esperienza a piedi — ma ci sono destinazioni che combinano benissimo le due cose.

      Se vuoi raccontarmi di più, scrivimi a giulia@kipepeoexperience.com e troviamo insieme la meta giusta.
      A presto
      Giulia

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