Trekking sul Monte Kenya – La valida alternativa al Kilimanjaro

Guardare l’Africa dall’alto, risalendone la cima con le proprie gambe e tutto il fiato dei propri polmoni è una sfida alla portata di molti sportivi. E soprattutto la fatica e l’impegno messi nel trekking sono ricompensati dal paesaggio unico al mondo. Non parliamo certamente della catena dell’Himalaya o di altre vette mitiche del Sud America, pensate solo per fisici sovrumani, allenati a superare ogni difficoltà e ogni paura.
Non ne avremmo nè l’esperienza nè la competenza. Ci riferiamo però a picchi comunque unici al mondo, che sovrastano l’intero continente africano, e sono il Monte Kilimangiaro e il Monte Kenya.

Forse non sono per tutti ma sono sicuramente per molti trekker alla ricerca di nuovi stimoli, in un ambiente totalmente diverso da quello di casa nostra. Ovviamente, con questo post, ci rivolgiamo a trekker allenati, ad amanti della montagna abituati a ore di cammino e ad altitudini di tutto rispetto. 

Non incentiviamo il rischio irresponsabile al solo scopo di vivere una giornata di gloria, lungi da noi. Informiamo, invece, sulla possibilità di affrontare con coscienza e un affidabile team di esperte guide la salita al Monte Kenya. La seconda montagna più alta d’Africa,  5mila metri che possono essere conquistati in 7 giorni di cammino, ma soprattutto una valida alternativa al Kilimanjaro.

Monte kenya trekking

A chi è adatto questo trekking?

La risalita del Monte Kenya è adatta a trekker e alpinisti adulti e allenati. Vedremo dopo cosa si intende per allenati.
E i bambini? Essendo un trekking e non un’arrampicata con gradi di difficoltà troppo elevati, i bambini oltre i 13 anni possono salire fino alle tre punte del Monte Kenya accompagnati da un team di adulti, ovviamente. L’escursione per quanto complicata dall’altitudine, non è comunque vietata ai teenagers.

Cosa fare prima di partire per il Kenya?

Allenarsi. Sembra ovvio ma non lo è. Allenarsi per un 5mila metri di altitudine significa camminare molto, con regolarità e per ore in alta montagna. Diciamo che dedicare tutti i weekend al trekking su percorsi impegnativi per molte settimane all’anno costituisce una buona preparazione fisica. Descriveremo in seguito i dislivelli da affrontare in modo che ognuno possa prepararsi tenendone conto.

Quali attrezzature portare e di quanti giorni ho bisogno? 

Abbigliamento stratificato da trekking in alta montagna, corde di sicurezza e moschettoni per l’ultimo tratto.
Nel dettaglio la stratificazione dei vestiti: magliette tecniche e traspiranti, soft shell caldo e resistente all’acqua, stato di maglie antivento e antipioggia in Gore-Text, giacca da montagna impermeabile e calda. Oltre a questi indumenti per la parte superiore del corpo non dimenticare i guanti, i calzettoni, la calzamaglia tecnica e impermeabile, gli scarponi da trekking, la cuffia, la bandana e gli occhiali e tutto ciò che sia indispensabile per garantire il caldo a livello personale.

Tra gli extra consigliamo le ghette in caso di fango o pioggia e i bastoncini da trekking. Oltre a questo sandali o scarpe da tennis per i momenti di riposo e tutti i prodotti per la cura della persona, crema solare compresa.

Di notte le temperature possono scendere fino a -10 gradi centigradi. Il sacco a pelo va scelto di conseguenza che lo portiate voi o sia compreso nel pacchetto di risalita.

Considerate che per salire fino a Punta Lenana con tempi alla portata di chi non è uno scalatore professionista sono necessari 7 giorni in tutto. Significa 7 giorni da quando si parte a quando si ritorna a Nairobi. Questo periodo consente di affrontare in modo adeguato l’acclimatamento del proprio corpo alle altitudini cui non è abituato. Ovviamente è possibile trovare proposte di trekking con salita e discesa in meno giorni ma sono per scalatori esperti di alte vette.

Qual è la maggiore difficoltà di questo trekking?

Sicuramente le difficoltà sono molteplici. La prima è la durata: 7 giorni di cammino sono necessari per la salita lungo la via appellata Timau/Chogoria. E’ la via che porta a punta Lenana (4985 m slm), la terza vetta del Monte Kenya. E’ un percorso di carattere escursionistico, quindi per il quale non è necessario essere alpinisti. Per questo motivo è il più frequentato, richiede ovviamente buon allenamento, ma è godibile.
La seconda difficoltà è una condizione ambientale: l’altitudine. I trekker europei non sono abituati a vette da 5 mila metri, serve quindi curare l’acclimatamento. Questo va, ovviamente, pianificato con le guide e inserito nel programma di risalita. Per questo motivo il trekking proposto da noi dura almeno 7 giorni.

In quale stagione andare?

Il periodo consigliato è quello che va da dicembre a marzo che corrisponde alla stagione secca, così da poter fare il trekking, che è comunque piuttosto impegnativo con condizioni climatiche favorevoli.

Quali paesaggi si attraversano?

Il Parco Nazionale del Monte Kenya e la Riserva Forestale che lo contiene sono Patrimonio UNESCO per l’eccezionale biodiversità ancora intatta. Si accede al parco a circa 1500 m sul livello del mare e si può arrivare fino alla punta più alta del Monte Kenya a 5.199 m s.l.m. La flora alpina si integra perfettamente con la fauna africana e l’ecosistema si fa unico nella sua perfezione. Alle quote più basse si incontrano gli elefanti, gli iraci erbivori, le manguste dalla coda bianca, piccole antilopi ed anche bushbucks (antilopi africane molto diffuse in Kenya). Raramente si avvistano leopardi, leoni, rinoceronti, bongo e facoceri ma le condizioni ambientali montane non impediscono loro di poterci vivere.

Come è costituito il team di risalita?

Sherpa e guide seguono i trekkers nella salita alla cima del Monte Kenya. La più accessibile è Punta Lenana e a ogni trekker è abbinato uno sherpa in aiuto per portare lo zaino, la tenda, i sacchi a pelo, l’attrezzatura da campo, l’acqua, ecc. Anche le guide sono generalmente proporzionate secondo la logica uno a uno: una guida per ogni trekker.

 

Di quanti giorni ho bisogno e che percorsi si possono seguire? 

Per noi la salita alla portata di tutti i trekkers ben allenati si sviluppa su 7 giorni. Questo permette di evitare aumenti repentini di altitudine che possono portare a mal di montagna. Abituare il corpo alle altitudini alle quali non siamo usati è essenziale. Nessuno deve correre il rischio di stare male per superficialità o sfrontatezza, per questo crediamo che il trekking su 7 giorni sia ben bilanciato per consentire a tutti di non rinunciare al sogno della vetta.Ovviamente si trovano online e in loco trekking più brevi o su vie più impervie quali quelle per le cime Batian e Nelion. Noi però pensiamo siano per trekkers molto esperti. Per queste ragioni, preferiamo occuparci solamente della salita a Punta Lenana.

 

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Giulia Raciti

Esperta di viaggi in Latino America ed Africa, viaggia dal 2011 zaino in spalla alla scoperta di destinazioni meno battute. Specializzata in safari in Tanzania, viaggi su misura alle Galapagos, Patagonia Argentina e viaggi tribali in Etiopia. Le sue grandi passioni!